| Maria |
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Quando Dio ha creato l'universo, ha creato l'uomo facendolo suo dialogatore, suo ascoltatore, quasi un amico. L'uomo ha rifiutato, però, questa amicizia ed è tornato
ad essere una creatura poco più di un animale, ragionevole, ma poco superiore agli animali, lontano da quello che era il rapporto con Dio.
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Dio, che ama tutto ciò che ha
creato e ama la creatura che aveva fatto a compimento della sua creazione, quando i tempi sono stati maturi, quando a Lui è piaciuto, ha mandato suo Figlio, il
Salvatore, nel modo meno atteso, più impensato. Ha chiesto all'uomo che ha rifiutato la sua amicizia, tramite la donna, di essere capace di ricevere, tramite la donna,
quello che i progenitori avevano rifiutato.
MARIA ha detto Si'. Quel Si' che non avevano detto Adamo ed Eva; un SI' senza domandarsi il perché e il come. Quello che l'umanità non ha fatto, Maria ha cercato
di fare. Ha compiuto ciò che Dio voleva e ha vissuto facendo con gradualità la volontà di Dio; una volontà che ha conosciuto attraverso la sofferenza, l'attesa, la
pazienza, il dolore, attraverso il fallimento della vita umana, attraverso la perdita di una creatura umana come Giuseppe, la fuga in Egitto, la ricerca del Cristo.
Lei, che è stata la più grande di tutte le creature, è stata la più piccola nella sua espansione umana. Ha compiuto ciò che Dio le faceva fare volta per volta. Ogni
giorno una cosa nuova, ogni giorno un dolore nuovo, ogni giorno un atto di fede maggiore e ogni giorno una maggiore certezza senza aspettarsi che cosa sarebbe stato
alla fine.
MARIA, la serva del Signore, la nullità, alle nozze di Cana ha dato il contributo per eccellenza, ha dato quel contributo di preghiera che ha permesso a Cristo di
compiere, di anticipare il tempo dei miracoli e di mettere le basi, tramite la preghiera umana, dei sacramento dei matrimonio. Il tutto rimanendo nel profondo
nascondimento.
Quanto più il suo corpo è stato docile alla volontà di Dio, tanto più si è purificato per essere capace di essere assunto.
Noi non saremo assunti alla nostra morte perché non sempre nella nostra vita siamo stati nella più perfetta obbedienza di amore a Dio. Ma se cominciamo ad essere
obbedienti a Dio, anche se il nostro corpo si corromperà, sarà molto più glorioso il giorno che noi lo porteremo in cielo insieme a ciò che è l'essenza dell'uomo: lo
spirito.
MARIA ci insegna la strada dei cielo. Nella vita cristiana si guarda Cristo, si cerca Cristo ma non si guarda alla strada che Cristo ha percorso e che fa fatto percorrere
a colei che ha chiamato a essere la più alta di tutte le creature.
MARIA è tanto grande perché è stata tanto piccola. Ha accettato di non conoscere ciò che sarebbe stato il suo domani. Quando il suo corpo è stato assunto in cielo
forse anche per lei è stata una meraviglia. Per quanto conoscesse il figlio di Dio non poteva conoscere le meraviglie dell'amore del cuore di Dio, di ciò che Dio è
capace di fare per chi è obbediente sino alla fine a Lui e alla Sua Volontà.
Più noi approfondiremo la vita terrena di Maria, più vedremo questa donna nella sua essenza di creatura umana, nella sua vita pratica, ombra di se stessa da quanto
cercava di sparire. Quando Gesù si è fermato nel tempio, lei, che cresceva gradualmente nella conoscenza, ha provato l'umanità, la privazione dei Cristo: " Non
sapevate... ".
Anche noi sappiamo tante cose che dimentichiamo con troppa facilità ma Maria, da quella volta, ha dimenticato sempre di meno.
Lei, nullità, non ha mai detto "IO". Si è sempre messa all'ultimo posto: " Tuo Padre ed io ti cercavamo ". Ha annullato il proprio essere. Ha sempre alleggerito il
valore dei suo " io " umano, forse incosciamente, perché la sua carne si preparasse ad essere assunta in cielo.
Noi cristiani che cosa facciamo?
Noi riempiamo il mondo di parole con i nostri pensieri, i nostri drammi, le nostre tragedie, con tutto ciò che è in fondo un atto costante di disubbidienza nei confronti di
Dio. Mai lo riempiamo con un atto di obbedienza, di povertà assoluta dei nostro essere. Intorno a noi c'è soltanto l'eco della parola " IO ".
MARIA, invece, conservava e meditava le parole di Cristo in sé, e non tanto per comunicarle agli altri, quanto per viverle e per corrispondere il più possibile alla
volontà di Dio. Ha fatto dei suo corpo, della sua anima, della sua mente, una identità con Cristo. Cristo è asceso, Maria è assunta, ma nella stessa forza ascensionale
dei Cristo c'è stata l'assunzione di Maria, perché lei ha fatto di sé una uguaglianza con la volontà dei Padre, come Cristo è stato obbediente ed è stato Volontà del Padre messa in atto, impoverendosi nel modo più assoluto.
Questa è la nostra strada, questa è la strada dei cristiano. Questa è la strada che va battuta, voluta con tutte le nostre forze, con l'impoverimento assoluto di noi
stessi. Solo allora saremo strumenti perfetti. Se vivremo nel nascondimento, nell'annullamento, nel silenzio, anche in noi sarà viva la gloria di Maria. Quando saremo
obbedienti e seguaci di questa realtà, come lei, porteremo il Cristo alle anime. MARIA ha portato Cristo, la salvezza, nel silenzio e nel servizio. Ha dato Cristo a tutta
l'umanità e, a chi la imita, dà la possibilità di essere assunto nel regno dei cieli e di essere incastonato nella SS. Trinità.
MARIA è stata lo strumento più perfetto della realizzazione della volontà di Dio dopo Gesù.
Anche noi se ci metteremo in questa disponibilità potremo dimostrare di amare e potremo dimostrare cosa sa fare Dio dell'uomo quando questi sa essergli
disponibile sino alla morte.
MARIA: un essere qualunque, un essere soggetto alle prove, alle tentazioni, al dolore, un essere piccolo che conservava e meditava nel suo cuore le parole dei
Cristo e che credeva al di là di ogni possibilità umana. Lei fiduciosa che Cristo sarebbe risorto quando per gli altri Cristo era morto, quando gli stessi apostoli
dubitavano della sua risurrezione.
Come Maria anche noi dobbiamo purificarci, dobbiamo abbandonarci nelle mani di Dio. In questo modo che cosa sono le prove di ogni giorno, se non strumenti per
raggiungere una maggiore fede e una maggiore certezza che Cristo è risorto e che Cristo è Dio? Se noi conserveremo e vivremo ogni parola del Cristo anche quando
tutto sembrerà crollare, daremo gloria a Dio. II nostro corpo sarà assunto in cielo, alla risurrezione dei morti, ma come partecipazione alla gloria di Maria. Se Dio ha
voluto che la Vergine fosse la gemma della Trinità pensiamo a chi si identifica con lei e con Cristo.
Ecco perché è necessario un lavorio interiore, Il rifiutarlo, il rimandarlo, il tentennare, il volere delle prove, dei segni, non è credere alle parole del Vangelo.
Maria non ha cercato segni. Noi dobbiamo vivere come MARIA, credere come MARIA. E' il nostro impegno di cristiani, perché la Chiesa, Corpo di Cristo, sia
sempre maggiormente dilatata, sia sempre maggiormente amata, maggiormente generata.
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| Il Natale di ogni cristiano |
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Siamo a Natale.
Generalmente noi festeggiamo il Natale in una maniera diversa, da quella che Dio vorrebbe. |
Dio vorrebbe che dessimo a questa festa la nostra partecipazione col permettere a Cristo di rinascere sulla terra attraverso noi, non come una cosa che diamo agli altri, ma come una cosa che sia in noi, perché, se Cristo nasce in noi, ciascuno di noi porta, annunzia e comunica la pace.
Natale è questo, altrimenti si riduce a una festa come tutte le altre, dove è più facile sentire la solitudine, dove è più facile sentire il calore umano, dove si crea tutta una problematica umana; un Natale pagano, una festa come tutte le altre: un Natale muto, che non, dice nulla.
Cristo è nato in una grotta, in un luogo semiisolato, però il cielo si è illuminato di Angeli, che sono, scesi a dire: "Pace agli uomini di buona volontà ". E' stato un annuncio e i pastori si sono mossi.
Anche il nostro Natale deve essere un annuncio agli altri. Nella nostra povertà di creature possiamo dare qualcosa agli altri; se diamo, ma diamo veramente, è Natale.
Ma non dobbiamo dare un oggetto, una carezza, ma dare noi stessi, come membra di Cristo, come Cristo ha: dato se stesso; dobbiamo riuscire a dare la presenza effettiva, di pace e di perdono, dove si distrugge la possibilità di ogni commento o ferita che rimanga dentro di noi. Dobbiamo distruggere un po' di questo nostro io ("io ho fame, io ho sete, io sono stanco ") per occuparci e dare all'io degli altri qualche cosa che da valore. Allora è il vero Natale.
Quando l'Angelo Gabriele andò da Maria a portarle l'annuncio, le disse che anche la sua parente Elisabetta era in cinta di sei mesi. A Zaccaria, sposo di Elisabetta, che si trovava nel Tempio per il servizio sacerdotale, entrato nella parte più riserbata per offrire l'incenso, apparve alla destra un Angelo che gli disse che sarebbe stato padre. Zaccaria non credette perché cosa impossibile in quanto vecchio, ma l'Angelo aggiunse che; sarebbe stato padre lo stesso e che sarebbe rimasto muto finché le cose non fossero compiute. Infatti, quando Elisabetta dette alla luce Giovanni, a Zaccaria che scriveva sopra una tavoletta il nome "Giovanni", si sciolse la lingua e ricominciò a parlare.
Zaccaria ed Elisabetta erano considerati due giusti. In quel tempo venivano considerati giusti coloro che osservavano le prescrizioni stabilite nel campo della fede e della religione, facevano le offerte, pagavano le decime, e in questo, 'legalmente', erano dei giusti.
Ebbene, se noi guardiamo la nostra vita con occhio benigno, non siamo anche noi dei 'giusti'? Andiamo in Chiesa, ci facciamo scrupolo di non perdere la S. Messa, eleviamo ogni tanto il pensiero a Dio, facciamo qualche opera buona, quindi ci consideriamo giusti.
Ed è stranissimo come noi, che ci consideriamo giusti, non siamo capaci di capire e vivere il Natale.
In che senso? Perché anche noi dubitiamo.
Zaccaria ha dubitato delle parole dell'Angelo e noi dubitiamo delle parole del, Cristo. Ci, siamo creati una forma di religiosità, valida sotto certi aspetti, ma le parole di Cristo: " Togli la trave dal tuo occhio prima di togliere il fuscello dall'occhio di tuo fratello ", noi le dimentichiamo.
Quando Cristo dice : " Se ti danno, uno schiaffo, porgi l'altra guancia ", noi diciamo: " Ma questo e per 'i santi!".
Non crediamo a questa realtà.
Ci viene detto: " Non pensare al domani, che è nelle mani di Dio ", ma noi non viviamo momento per momento, 'bisogna che pensiamo al domani '.
" Quando una persona ti chiede una cosa in prestito, non la richiedere indietro ", ma noi rispondiamo: "Lo richiedo, eccome, se no passo da sciocco".
In quante parole di Dio noi non crediamo! Direi che non crediamo nella maggioranza di esse. Crediamo che Dio esiste, crediamo in un valore relativo della preghiera (ed è anche una necessità umana), ma non crediamo al rimanente. Noi difficilmente crediamo, per non dire mai, al rimanente delle parole di Dio, tanto e vero che non sappiamo comunicare Dio agli altri, non sappiamo trasmetterlo. Diciamo: "Io sono un ignorante, non so parlare".
Non è vero: noi non comunichiamo perché dentro di noi non c'è niente in comunione con Cristo; c'è il sentimento, si, ma non c'è l'accettazione profonda di ogni sua parola e la volontà di viverla, di sentirla operante in noi e, tramite noi, essere operante nel mondo. Noi dubitiamo, diciamo che non siamo degni, però non trasmettiamo nulla. Ma chi non trasmette, non e forse muto? E' il muto che non comunica.
Natale è quando noi cessiamo di essere muti. Allora è Natale.
Ma fintanto che saremo muti faremo delle feste, sì, magari con l'alberino', avremo la speranza che qualcuno venga a trovarci, a darci un senso di calore o per trovare calore, ma cosa comunicheremo della realtà vera di Cristo? Non comunicheremo niente, perché non abbiamo Dio dentro, di noi, perché in fondo non crediamo, come Zaccaria non ha creduto alle parole dell'Angelo. Pur vedendo Dio operare nella nostra natura, come nel mondo intorno a noi e, pur dicendo di essere credenti, noi siamo congelati nelle nostre usanze, nel nostro modo di vivere, nella nostra incredulità.
Cristo dice: " Se tuo fratello ha qualche cosa contro di te, vai tu a fare pace con lui". Una cosa che non facciamo mai. Abbiamo tanti diritti per non farlo, tante giustificazioni!.
Gesù dice ancora: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio". Parla dei ricchi, non tanto da un punto di vista economico. La ricchezza e la presunzione di essere a posto, e il muto, in genere, presume di essere un giusto. Quindi per i ricchi, per i presuntuosi, è difficile entrare nel Regno dei Cieli, perché è difficile che accettino ciò che Dio dona loro. La parola di, Dio sembra al ricco - un'elemosina - perciò non l'accetta.Così noi non sappiamo accettare la parola di Dio come un dono di Dio.
Quante cose abbiamo da rivedere e quanta ignoranza abbiamo nei confronti dello stesso Vangelo! Non è vero che non lo si capisce, perché, anche se non lo si capisse, ma si leggesse lo stesso e si cercasse di metterlo in pratica, alla lettera, così, come lo possiamo capire, il Vangelo, come un fiore, sboccerebbe dentro di noi e si comprenderebbe di più. Ma con la scusa che non si capisce, si lascia fuori di noi, accontentandoci delle pratiche esteriori.
In questo modo come possiamo testimoniare che Cristo è nato?
Si dice che la fede, senza le opere, è mora. La nostra fede è viva o morta?
Se è viva, testimoniamo il Cristo che vive in noi; se è morta, facciamo le cose offrendole a Dio; andiamo alla Messa per Dio; facciamo quelle cose che, in fondo, fanno comodo anche a noi. Magari aggiungiamo un po' di sacrificio e "di ciò il Signore deve tener conto".
Ma noi non teniamo conto del sacrificio che ha fatto Cristo per noi. Sovente diciamo e pensiamo: "Era il suo dovere! Del nostro, invece, il Padre Eterno deve tener conto, perché non si può dire che non facciamo qualcosa per Lui".
Stranissimo, facciamo queste cose per Lui, però Lui non lo portiamo dentro di noi, non riusciamo a testimoniarlo in nessuna parte, neppure nell'amore. Non sappiamo comprendere, non sappiamo essere generosi con nessuno, neppure con i nostri figli; abbiamo la generosità istintiva, e vorremmo anche avere la ricompensa.
Mentre Cristo è stato generoso con ciascuno di noi, nonostante la nostra perseveranza nel rifiuto di ringraziarlo!
Natale va visto in questa luce. Da quando Cristo e nato ad oggi sono passati circa 2.000 anni e l'umanità e noi che siamo i figli, i discendenti di questi 2.000 Natali, come viviamo il Natale? Se abbiamo ricevuto dei Natali formalistici, che Natale trasmettiamo agli altri? Formalistici, freddi, egoistici.
E allora trasmettiamo il Natale o una ricorrenza qualsiasi? Il Profeta Isaia, parlando del Cristo, dice: "Ci è nato un Figlio, ci è stato dato un Figlio "; come se fosse dato a ciascuno di noi, perché lo si tenga dentro di noi, come un bambino nato a noi, nato in noi.
Se noi abbiamo cura di Gesù come di un bambino che veramente ci è stato dato nelle mani, viviamo il Natale.
Natale è quando noi riusciamo a parlare di Dio, non per quello che abbiamo letto, ma per la nostra esperienza della nostra realtà, del nostro ascolto; quando, senza parole fabbricate o preparate prima; noi comunichiamo effettivamente questa nostra esperienza di Dio dentro di noi e permettiamo a Dio di usare del nostro essere per continuare a vivere come Uomo sulla terra.
Allora è Natale, il vero Natale; il Natale che porta la pace nel mondo, che porta la Luce nel mondo, la salvezza del mondo.
Dice Cristo: "Siate miei testimoni!". Di che cosa?
Che cosa testimoniamo, la morte o la vita?
Noi dobbiamo testimoniare la vita, non la morte. La vita è Cristo dentro di noi, non teoricamente, ma concretamente. C'è vita dentro di noi quando c'è una profonda serenità, che nulla turba. Se abbiamo Cristo in noi e, quindi, siamo l'espressione umana del Cristo sulla terra, noi portiamo la pace.
Sul mare in tempesta, quando Pietro svegliò Gesù dicendo: " Salvaci, Signore, siamo perduti!" , Cristo disse: "Perché ave te paura uomini di poca fede?" e comandò alle onde e il lago si calmo improvvisamente.
Quindi, vuol dire che, se avessimo vera fede e il Cristo fosse nato veramente in noi, qualunque tempesta ci possa circondare, noi rimaniamo imperturbabili.
Pensate che Cristo non ha mai fatto miracoli a proprio favore, ma sempre a favore degli altri. Così noi porteremo la pace, potremmo fare anche i miracoli agli altri e accetteremmo quella 'ombra ' di croce da portarsi lungo tutto il cammino della nostra vita, come l'ha portata il Cristo, non fuggendola, ma amandola, per poter partecipare con Lui a tutto l'atto redentivo dell'umanità.
Questo è il Natale; solo vivendo in questo modo è Natale.
Ci sono tante altre sfumature da valutare ma la sostanza è questa.
Quando veramente permetto a Cristo di nascere, in me, è Natale; quando il mio pensiero non è il mio pensiero, quando io penso ciò che vuole Cristo, amo ciò che ama Cristo, faccio ciò che vuole Cristo, come lo facesse Cristo in persona, è Natale.
" Come è possibile fare questo? " direte.
Cominciamo a credere in ogni parola di Dio fino in fondo.
Maria, la Madre del Cristo, credeva in ogni parola di Dio. Non è che nel suo volto esterno assomigliasse al Cristo, non è che Maria nella sua vita umana abbia avuto le sembianze o il comportamento del Cristo, però è stata un'espressione di Cristo, e stata una donna che ha realizzato meglio la parte più profonda della delicatezza dell'amore di Cristo.
Altri hanno realizzato altre cose del Cristo, ma sempre in Cristo, che si realizzava in loro e si comunicava tramite loro, ciascuno nel proprio stato, nella propria condizione.
Com'è difficile, per esempio, trovare la serenità, ma la vera serenità, nel :cuore di un essere umano!
Quanti punti interrogativi, quante incertezze ci sono sempre dentro di noi!
Quanta voglia di parlare di noi stessi, quanti momenti di scoraggiamento!
Quanta voglia di alleggerirsi, di avere un momento di tranquillità interiore!
Se noi avessimo Cristo, avremmo anche questo, perché la parte umana, la parte fisica, sentirebbe certamente la stanchezza, la fame, la sete, il dolore, ma saremmo così in collegamento con il Cristo, che non parleremmo di noi, saremmo nell'ascolto degli altri, nella disponibilità, nella profonda pace di Dio. E chi ama la vera pace, la vera serenità, è sempre, in un modo o nell'altro, portatore di un sorriso; magari potrebbe anche essere un turbatore di una certa tranquillità umana, per dare un valore soprannaturale alle cose, ma, in fondo, trasmetterebbe sempre una realtà soprannaturale e la presenza di Dio in sé.
Natale è quando ciascuno di noi e capace di comunicare questa pace e noi siamo chiamati a esprimere sempre il : Natale di Dio.
" Io sono la Luce del mondo" ha detto Cristo e "chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". Noi cristiani, noi ' giusti ', come ci ,consideriamo nei confronti di Dio? Siamo dei titubanti, della' gente ancora alla ricerca di qualcosa che conforti il nostro cuore, di qualcosa che ci sostenga (che tolga il tormento nascosto e profondo della nostra mente e del nostro cuore), che risolva le problematiche del nostro essere?
Ma se cerchiamo tutto questo (che vuol dire tenebre), come facciamo ad essere testimoni della Luce? L'ho detto prima: per essere testimoni di Luce bisogna prendere tutto e buttare via tutto, e credere profondamente soltanto in Cristo, in ogni sua parola.
Se prendo il Vangelo in mano e lo apro, trovo sempre una
risposta ai miei problemi. Perché non accetto quella risposta?
Dico: "Si, è bello, ma..., però, bisognerebbe... " e non l'accetto, e, non accettandolo, non posso parlare di Dio. Non potendo parlare di Dio, non faccio nascere Dio in nessuno. Gli esseri che vivono intorno a me non, si accorgono di Dio, perché non lo vedono, non lo sentono, quindi vuol dire che sono muto, che non lo genero, che non è in me. Allora, anche se dico: "Buon Natale! ", anche se dico: "Buon giorno" se faccio gli auguri, se dico qualunque cosa, rimane un suono di parole, senza senso, senza sostanza.
Allora che Natale è?
Se invece io credo in ogni parola di Dio, aprendo il Vangelo, trovo la soluzione delle mie cose e l'accetto e la vivo.
In un primo momento non saprò dire o dare agli altri,
ma, facendo così, man mano che sono sempre più convinto di questa realtà, io, anche senza parlare, comunico Dio che e in me; la mia sola presenza porta la, pace, la serenità; toglie il turbamento, porta la luce. La gente che vive in un mondo buio inciampa negli altri, si difende perché ha paura, ma quando c'è la luce cammina più serena.
Ogni cristiano vero è portatore di Luce, e, quando noi portiamo la Luce, facciamo nascere negli altri il desiderio di Luce, quindi è Natale anche per gli altri. Ma tutte le volte che noi portiamo questa Luce, vuol dire che il Natale è già venuto in noi. Questo è il vero Natale.
Basterebbe viverlo dentro di noi, allora comunicheremmo una cosa intima, profonda, personale, che poi, dovrebbe esplodere verso gli altri. Se tutti noi capissimo il, Natale e vivessimo in questa Luce, quanti Natali intorno a noi!
Ogni qualvolta che un essere umano viene inondato di serenità e di pace, non è forse vera gioia? Che importa se a me è costato? Conta che l'altro sia nella pace.
Questo è Natale che io vi auguro, ma più che altro vi auguro di capirlo, di accettarlo e realizzarlo così, non come un episodio successo duemila anni fa, ma come una cosa che si realizza giorno per giorno, momento per momento, in ciascuno di noi. Ogni essere umano che noi incontriamo è in attesa che noi partoriamo il Cristo che è dentro di noi, e in attesa che noi gli diamo quel Bambino, Cristo; e, quando, diamo un bambino, diamo sì, delle preoccupazioni, ma diamo anche la gioia, diamo anche uno scopo di vita, diamo lo scopo della vita; e noi siamo tutti chiamati a dare questo Bambino che si chiama Cristo. Allora è Natale.
Vedete che non è mai un ripiegamento su di noi, non è un momento in cui noi diciamo: "Io ho diritto a questo, a questo...". Noi non abbiamo nessun diritto, ma soltanto dei doveri, e, nell'istante che accettiamo il dovere e rinunziamo a quello che noi chiamiamo "i diritti", in quel momento, riempiamo la grotta dove nasce la Giustizia.
Quando Cristo nasce nella grotta, Cristo s'immedesima in noi, s'incarna in noi e noi lo possiamo dare. Lo daremo piccolo, lo daremo grande, lo daremo proporzionatamente alla persona che abbiamo davanti a noi (perché Cristo ha questa possibilità di diventare adulto o piccolo secondo i casi e le necessità di ciò che è l'essere umano che è davanti a Lui), ma tutto questo tramite ciascuno di noi.
Natale è questa possibilità immensa. Natale è quando riconosciamo, accettiamo, ci responsabilizziamo di questa possibilità, di questa profonda realtà e incominciamo a possedere e a dare il Cristo.
Natale non è fatto di alberi e di presepi, di doni e di giocattoli o di cose preziose, è fatto di un dono solo: donare Dio con noi, e donare noi con Dio, non per un giorno, ma per sempre, perché dal quel momento è un Natale continuo. Soltanto chi capisce bene il Natale, capirà bene la Pasqua; chi non capisce il Natale, non capisce neanche la Pasqua, perché sono due eventi collegati insieme. Il Natale è la pace che nasce in noi, la Pasqua è il trionfo della Pace.
Io vi auguro questo Natale, vi auguro di capirlo, di volerlo, di esigerlo da voi stessi e di guardare la realtà che vi circonda, non come un diritto, ma come un dovere di dare qualche cosa. L'umanità che è intorno, a noi non è per servire noi, è fatta per essere servita. Non perché noi siamo perdonati dagli uomini, ma perché noi perdoniamo per tutti gli errori che possono aver fatto, perché noi diamo la scintilla di Luce e di Vita che abbiamo, perché anch'essi divengano Vita e Luce, non perché diano a noi quella vita che credono di avere e che, in fondo, non è né vita né luce.
Quando capovolgiamo questi termini, questi valori, noi cominciamo a capire il Natale.
Cristo ha capovolto tutte le esigenze dell'uomo, e noi, che siamo uniti a Cristo, capovolgiamo tutte le esigenze dell'uomo ché e in noi, .per attuare le esigenze di Cristo che nasce in noi, per nascere nel mondo.
Cristo, per nascere, ha sempre bisogno dell'uomo. Ha bisogno di un essere umano che lo partorisca, e ogni cristiano e chiamato ad essere l'individuo che partorisce il Cristo all'umanità. Perciò ogni cristiano è chiamato ad essere Madre del Cristo, è chiamato a generare Cristo per ogni essere umano del mondo. Quanti più saremo a partorire Cristo e quanto più il mondo sarà illuminato, tanto più il mondo sarà pieno di pace,
Quando c'è la pace c'è anche la giustizia; quando non c'è la pace e, quindi, non c'è luce, non c'è neppure la giustizia. Però la prima giustizia spetta a noi cristiani: il primo atto di giustizia per noi cristiani è partorire il Cristo, è rispondere di sì all'invito di Dio (perché ci sia qualcuno che accetti di generare il Cristo nel mondo), e, quindi, essere, pronti a rispondere a Dio che chiede a noi battezzati, di dare questa luce al mondo, di dare questa pace al mondo.
Quando noi saremo in questo atto di giustizia, capiremo bene il Natale. Il mondo accetterà anche la giustizia di Dio, non la nostra. Allora sarà Natale.
Io vi auguro questo Natale e lo auguro - anche a me, è augurio reciproco per tutti: vorrei che fosse l'ultimo Natale in cui siamo per ricevere, per trasformarlo, in futuro, in un Natale in cui sappiamo dare ciò che è nato in noi: il Cristo.
Buon Natale!
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